|
Per
gli indigeni dell’Amazzonia che usano il Guaranà
da millenni, i semi non solo avevano un potere
energetico e stimolante, ma anche afrodisiaco.
Usavano raccogliere, tostare il Guaranà e mescolarlo
a farina di manioca. La pasta che ne risultava
veniva pressata e fatta seccare sotto forma di
bastoncini.
Ogni qualvolta ce ne fosse bisogno, il ‘bastocino’
veniva grattugiato utilizzando lo scheletro osseo
della lingua del pesce Piraruc (caratteristica
per la sua superficie rugosa).
La polvere ottenuta veniva quindi reidratata con
l’acqua per assumere il Guaranà in forma di bevanda.
Oggi il Guaranà è disponibile in varie forme,
tra cui una bevanda gassata molto popolare in
Brasile che prende il suo stesso nome.
Dal Guaranà viene inoltre estratto uno sciroppo,
una polvere, capsule e ‘stick’ che ricordano il
trattamento originario fatto dagli indigeni.
Una leggenda raccolta dall’antropologo Antony
Henman racconta le origini della pianta di Guaranà.
Si narra che la pianta germogliò dagli occhi del
figlio di una bellissima donna di nome Ohniàmuaçabè.
Il ragazzo, ucciso dai fratellastri di lei, fu
designato come la vittima che avrebbe portato
benessere a tutto il genere umano, curandolo dalla
malattia.
Il legame con ‘gli occhi’ nacque probabilmente
dal fatto che i semi di Guaranà, una volta che
la bacca è matura, spuntano fuori come se fossero
tanti piccoli occhi.
|